intervallainsaniae

fugaci attimi di lucidità strappati alla follia
martedì, 31 maggio 2005

Poche parole bastano a cambiare il modo in cui si guarda alla vita, il mio sguardo distorto e deviato sul mondo, ha subito una piccolissima regolata... Non cambia niente... lo so... ma è bello sentirsi dire determinate cose, è bello sapere di non essere mai stati soli...

Dopo aver incassato almeno 3 "no" Dodo mi ha chiesto di accompagnarlo ad una festa per bambini... a fare l'animatrice... nooooooo... Io odio quei piccoli marmocchi urlanti che ti si appiccicano addosso, piangono e litigano tra loro, lavorare due ore con loro significa essere completamente fuori uso per il resto della giornata (sono soprattutto le orecchie e la gola a dolere in certe situazioni). Ci sono poche persone al mondo per le quali mi sottoporrei ad una torura simile... Dodo è una di queste... anche se i 30 euro sono tutt'alltro che superflui!!!

Au revoir mes amis!
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lunedì, 30 maggio 2005

MERIGGIARE PALLIDA E ASSORTA

Pallida e assorta, smagrida e dolorante ho vagato nei fitti sentieri del mio io per tutto il giorno, cercando di ritrovare la via, quella strada maestra che sembrava segnata... sembrava... invece è sparita. E' sparita con la rapidità dei numeri scritti in terra da bambina con le pietre, ma allora giocavo, giocavo soltanto e non mi spaventava dover ricalcare le linee, ritracciare i confini scomposti di un gioco infatile... Come tutte le piccole donne, sognavo un uomo forte e amorevole, come mio padre; sognavo di diventare bella e gentile come mia madre; sognavo di vivere vagando, amando e recitando... sognavo! Oggi mi manca la forza di ricominciare a tracciare un percorso, quando la felicità smette di dipendere dalla tua volontà, il fallimento è inevitabile, connaturato ad ogni tentativo di ripresa.

ancora con questo pallosissimo catastrofismo! che angoscia! fortuna che limito il mio piangermi addosso a queste stanche e desolate pagine, altrimenti i miei poveri amici scapperebbero in preda a crisi di nervi o mi abbandonerebbero con scuse pietose del tipo "scusami anna, ma ora devo andare, non vorrei che il computer sis sentisse solo".
Quando il male ti tocca da vicino è tutt'altra storia, la lucidità e la saggezza che spesso (sempre meno spesso in verità) mi contraddistinguono quando parlo dei problemi altrui, svanisce all'improvviso quando si tratta di risolvere i miei guai. La parte lucida di me, mi guarda impietrita, impietosita ed anche un po' incazzata... sarà la prossima ad andare in sciopero. A quel punto sarà la fine, e non mi rimarrà che "superficializzarmi", non mi rimarrà altra scelta che quella di "traviarmi":
"Sempre libera degg'io folleggiar i gioia in gioia"...
ma tanto è tutto inutile... come diceva la mia amata nonna "chi nasce tunno, nun po' morì quadro"... in realtà l'aria della Traviata che preferisco è un'altra, molto più semplice, ma efficace, e continuerà per sempre ad essere la mia preferita:
"Amami Alfredo, amami quant'io t'amo"
Anche se... avulsa dal contesto non fa lo stesso effetto...

Forse dovrei raccontarvi la storia... ma probabilmete la conoscete già... Se non la conoscete forse non ve n'è mai fregato un cazzo (legittima posizione tra l'altro) e campate benissimo anche senza essere stati straziati dalla tragica (fin troppo tragica) storia di Violetta e Alfredo tratta dal bellissimo romanzo "La Dame aux Camelias" Di A. Dumas (figlio)... AAALT!!!

Stavo quasi per partire, ero sul punto di assumere l'aria da maestrina (stile signorina Rottermeir)... ma so contenermi. A volte (non sempre) capisco quando comincio a rompere i coglioni!

HASTA SIEMPRE
(RESISTERE RESISTERE RESISTERE)

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domenica, 29 maggio 2005


Catastrofismo - un nuvo stile di vita

Non sono mai stata una donna superficiale, ho passato la vita a pormi domande assurde sul senso della vita fin dall'infanzia, non sono mai riuscita a non interessarmi al mondo intorno a me, non credo di esserene capace... eppure, a volte, mi piacerebbe. Nonostante tutto però, chi mi conosce mi ricorda come una persona solare, allegra e sorridente; ho sempre avuto energia da vendere, per qualsiasi cosa, concedevo solo a pochi l'"onore" di partecipare al mio dolore, di venire a conoscenza dei motivi della mia perdurante malinconia, di condividere le lacrime, le ansie, le angoscie. Quei pochi, inizialmete lusingati e felici, sono alla fine fuggiti... lasciandomi quasi sempre sola, sola con chi non mi conosceva fino in fondo. Oggi come oggi condivido solo con me stessa i momenti di profonda angoscia e, sebbene ci siano persone, che conoscono il mio passato/presente, pronte a starmi vicino, sono io che non voglio; non voglio più... Non voglio rimanere, ancora una volta, sola.

Sì, lo so, sono una palla! Ma che volete? In certi momenti non mi vengono storie meno deprimenti da scrivere, ripassate più tardi... magari avrò voglia di scrivere qualcosa di divertente. Sono mesi che non riesco a ricorrere nemmeno allo StiCazziDay, la mia capacità di inglobare sofferenza è diventata impressionante, ho il verme solitario della depressione, affamato di dolore e storie tristi... sono un pozzo senza fondo. Non riesco più ad arrivare al limite per poi fottermene di tutto, almeno per un giorno, non trovo più il mio istinto di sopravvivenza! Ma, prima o poi, lo scovo... lo "strafaccio" di calci e cazzotti e lo rimando a lavorare! Che cazzo ci sta a fare se poi non si fa vedere quandi c'è bisogno di lui? Forse sono stata una padrona severa... l'ho sfruttato e malpagato... ... ... Ora ho capito... ora è tutto chiaro! Il mio IstintoDiSopravvivenza è andato in sciopero!!!


E per concludere... un brano meravigliosamente deprimente sulla morte! (e poi mi lamento che la gente scappa... dovrei chiedermi con quale coraggio  mi s'avvicina invece! Bah... .... .... RESISTERE RESISTERE RESISTERE)

"Se la morte, signore mio, fosse uno di quegli insetti strani, schifosi, che qualcuno inopinatamente ci scopre addosso... Lei passa per via; un altro passante, all'improvviso, lo ferma e, cauto, con due dita protese le dice: "Scusi, permette? lei, egregio signore, ci ha la morte addosso". E con quelle due dita protese, gliela piglia, e gliela butta via... Sarebbe magnifica! Ma la morte non è come uno di questi insetti schifosi. Tanti che passeggiano disinvolti e alieni, forse ce l'hanno addosso; nessuno la vede; ed essi pensano tranquilli a ciò che faranno domani e domani l'altro. Ora io, caro signore, ecco... venga qua... qua, sotto questo lampione... venga... le faccio vedere una cosa... Guardi qua, sotto questo baffo... qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo, più dolce d'una caramella: Epitelioma, si chiama. Pronunzii, pronunzii... sentirà che dolcezza: epiteli-o-ma... La morte, capisce? è passata. M'ha ficcato questo fiore in bocca e m'ha detto: "Tienitelo caro: tra otto o dieci mesi ripasserò!" "

Luigi Pirandello - "L'uomo dal fiore in bocca"
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sabato, 28 maggio 2005

Maledettissimo maggio!

Vorrei ben dire, insomma, poteva andare meglio! In questo maggio di merda non potrei, in alcun modo, mettere insieme un elenco di 10 disgrazie che potevano avvenire ma non sono avvenute. Eliminando tragiche scomparse di persone care che, grazie al cielo, non ci sono state (non so quale rito scaramentico porre in atto per allontanare da me questo calice di sciagure; non vorrei automaledirmi) riuscirei a stento a mettere su un miserrimo elenco di 3 disgrazie che, per carità di un fato che non ha voluto/saputo accanirsi fino in fondo, non mi sono "ancora" piovute sulla testa. Allora? Allora ricomincio da 3, ricomincio da quelle tre cose positive che ancora mi restano, ricomincio da quel poco che so fare e che non mi è stato portato via. Ricomincio da 3... e speriamo nel MiracoloMiracolo!*

*citazione dal film "Ricomincio da 3" di Massimo Troisi. Visione consigliata ad un pubblico depresso!

Sentirsi come un pesce
a cui han rubato il mare
ma ancora ha le sue pinne
imparerà a volare

C.M.

Il dono di oggi ai miei coraggiosi e caparbi lettori è una storia. La storia di Michè, una storia tragica e bella, bella come tutte le storie semplici. Chi la conosce può leggerla per onorare il genio che l'ha scritta e (rac)cantata, chi non la conosce può salutarla come un inno all'amore, ma poi dovrà trovare il modo d'ascoltarla, dalla viva voce, profonda e vibrante, del più grande cantastorie dei nostri tempi: Fabrizio De André.

La Ballata del Michè

Quando hanno aperto la cella
era già tardi perché
con una corda al collo
freddo pendeva Miché

tutte le volte che un gallo
sento cantar penserò
a quella notte in prigione
quando Miché s'impiccò

stanotte Miché
s'è impiccato a un chiodo perché
non voleva restare vent'anni in prigione
lontano da te

nel buio Miché se n'è andato sapendo che a te
non poteva mai dire che aveva ammazzato
soltanto per te

io so che Miché
ha voluto morire perché
ti restasse il ricordo del bene profondo
che aveva per te

vent'anni gli avevano dato
la corte decise così
perché un giorno aveva ammazzato
chi voleva rubargli Marì

l'avevan perciò condannato
vent'anni in prigione a marcir
però adesso che lui s'è impiccato
la porta gli devono aprir

se pure Miché
non ti ha scritto spiegando perché
se n'è andato dal mondo tu sai che l'ha fatto
soltanto per te

domani alle tre
nella fossa comune sarà
senza il prete e la messa perché d'un suicida
non hanno pietà

domani Miché
nella terra bagnata sarà
e qualcuno una croce col nome la data
su lui pianterà
e qualcuno una croce col nome e la data
su lui pianterà



Au revoir,  à la prochaine fois!

postato da NinaLaFoue alle ore 16:52 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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giovedì, 26 maggio 2005

Tra un po' tornerò a scrivere, forse stasera forse domani. Presto comunque.

Saranno parole nuove, dettate da un nuovo iteneriario di vita, una deviazione inaspettata (non scelta), che mi trovo costretta ad affrontare. Tornerò perché ne ho bisogno, tornerò perché ne ho voglia, tornerò per tracciare nell'area indefinita della rete, queto mio nuova avventura che, spero, si riveli meravigliosa. Per ora...

... vi lascio un assaggio di De Andrè...

...Se dalla carne mia già corrosa, dove il mio cuore ha battuto un tempo, dovesse nascere un giorno una rosa, la dò alla donna che mi offrì il suo pianto. Per ogni palpito del suo cuore le rendo un petalo rosso d'amore, per ogni palpito del suo cuore le rendo un petalo rosso d'amore...

oppure... un azzeccatissimo Gracia Lorca

Io pronuncio il tuo nome
nelle notti oscure,
quando giungono gli astri
a bere nella luna,
e dormono i rami
delle fronde occulte.
Ed io mi sento vuoto
di passione e di musica.
Folle orologio che canta
antiche ore defunte.

Io pronuncio il tuo nome
in questa notte oscura,
e il tuo nome mi suona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della mite pioggia.

Ti amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha commesso il mio cuore?
Se la nebbia si scioglie
quale nuova passione mi aspetta?
Sarà tranquilla e pura?
Se potessi sfogliare
con le dita la luna!!

Federico García Lorca

oppure...

Non sono nulla, non posso nulla, 
non perseguo nulla.
Illuso, porto il mio essere con me.
Non so di comprendere, 
né so se devo essere, 
niente essendo, ciò che sarò.
A parte ciò, che è niente, un vacuo vento
del sud, sotto il vasto azzurro cielo
mi desta, rabbrividendo nel verde.
Aver ragione, vincere, possedere l'amore
marcisce sul morto tronco dell'illusione.
Sognare è niente e non sapere è vano.
Dormi nell'ombra, incerto cuore.

Fernando Pessoa

 

 oppure... in versione integrale, una meravigliosa poesia/canzone... azzeccata, anche questa (come tutte), al mio stato d'animo...

 

Cyrano
        Venite pure avanti, voi con il naso corto,
        signori imbellettati, io più non vi sopporto!
        Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
        perché con questa spada
        vi uccido quando voglio.

        Venite pure avanti poeti sgangherati,
        inutili cantanti di giorni sciagurati,
        buffoni che campate di versi senza forza
        avrete soldi e gloria ma non avete scorza;
        godetevi il successo, godete finché dura
        ché il pubblico è ammaestrato
        e non vi fa paura
        e andate chissà dove per non pagar le tasse
        col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe.
        Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
        però non la sopporto la gente che non sogna.
        Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco
        e al fin della licenza io non perdono e tocco.

        Facciamola finita, venite tutti avanti
        nuovi protagonisti, politici rampanti;
        venite portaborse, ruffiani e mezze calze,
        feroci conduttori di trasmissioni false
        che avete spesso fatto
        del qualunquismo un arte;
        coraggio liberisti, buttate giù le carte
        tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
        in questo benedetto assurdo bel paese.
        Non me ne frega niente
        se anch'io sono sbagliato,
        spiacere è il mio piacere,
        io amo essere odiato;
        coi furbi e i prepotenti
        da sempre mi balocco
        e al fin della licenza
        io non perdono e tocco.

        Ma quando sono solo
        con questo naso al piede
        che almeno di mezz'ora
        da sempre mi precede
        si spegne la mia rabbia
        e ricordo con dolore
        che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
        non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
        per colpa o per destino le donne le ho perdute
        e quando sento il peso d'essere sempre solo
        mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
        ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
        amo senza peccato, amo ma sono triste
        perché Rossana è bella, siamo così diversi;
        a parlarle non riesco, le parlerò coi versi.

        Venite gente vuota, facciamola finita:
        voi preti che vendete a tutti un'altra vita;
        se c'è come voi dite un Dio nell'infinito
        guardatevi nel cuore, l'avete già tradito
        e voi materialisti, col vostro chiodo fisso
        che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso,
        le verità cercate per terra, da maiali,
        tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
        tornate a casa nani, levatevi davanti,
        per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
        Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
        e al fin della licenza io non perdono e tocco.

        Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
        ma in questa vita oggi non trovo più la strada,
        non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
        tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo;
        dev'esserci, lo sento, in terra in cielo o un posto
        dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
        Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
        io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole;
        ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
        ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
        perché ormai lo sento, non ho sofferto invano,
        se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo Cyrano...

Francesco Guccini.
postato da NinaLaFoue alle ore 13:00 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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